18 December 2009

New compilation

Even Dogs Like To DanceHere's the cover of the new compilation by Canebagnato Records, «a treasure of italian indie landscape» (Radio Gagarin).

I'm glad the label included, between these 18 dream-folk tracks, my re-edited version of Elephant Serenade. Free listen and download:
Elephant Serenade (reborn) by andrealiuzza
«Andrea Liuzza and Sparkle In Gray's two songs shine!» Rockerilla

A new compilation

Beautiful Freaks
This beautiful freaky magazine released a compilation with a selection of their favourite tracks of 2009 and they included the song Wolf, from my new album Melancholia I. Free listen and donwload here:
Wolf by andrealiuzza

08 January 2009

I conigli rosa, la scena islandese, Faust e lo spamming: intervista per Losthighways

Un giorno di maggio è arrivato Melancholia I. Era accompagnato da poche parole, dirette, prepotentemente sincere. “Attenzione: questa storia ti spezzerà il cuore in due”. Era un invito ad entrare in un mondo da dover leggere nel profondo.
Credo che la sincerità sia il modo migliore di comunicare. Perfino in una cosa sporca come la pubblicità. Perché le persone non vogliono essere ingannate, illuse, le persone vogliono la verità. E se gli parli apertamente, c’è una possibilità che anche loro ascolteranno apertamente. E così che si crea un rapporto profondo, no? Da piccolo ero convinto che se avessimo tutti il coraggio di essere trasparenti, le paure svanirebbero e questo mondo sarebbe perfetto.

Hai avuto il coraggio di dire che in questa storia ci sono una promessa fatta per l’eternità e gli occhi di una ragazza. Svelarti così non ti costa alcuna fatica? Sembra che la sincerità sul tuo mondo interiore arrivi come una scelta assoluta.
Questo disco racconta una storia d’amore. Una storia estrema. Ci sono cose che mi vergognerei a raccontare in una conversazione, soprattutto intorno a sesso e morte. Ma quando scrivi una canzone devi essere trasparente, devi metterci l’anima. Altrimenti finirai per imitare qualcun altro, o nasconderti dietro a ideologie, trucchetti concettuali o cravatte e spille. E non è che lo dico per fare il romantico… Mi spiace di dover parlare della mia esperienza, diceva Thoreau, ma è la sola cosa che ho.


“The more I love you the more I lose you / I feel like a child who can’t exist / And feels his soul like a fist / And pink rabbits are always happy”. E’ un po’ il senso del centro? Raccontami di questi conigli rosa.
Da piccolo pensavo: i fantasmi devono desiderare davvero ardentemente di tornare in vita… chissà che nostalgia! Così questi versi. La perdita dell’amore è paragonata alla perdita della vita: sei come un fantasma, disperi di esistere, provi nostalgia nello stomaco. Per questo l’anima è come un pugno. Quanto ai conigli rosa… il disco è pieno di animali simbolici. C’è un uccellino ferito, un lupo. I conigli rosa rappresentano l’onnipotenza della fantasia infantile. Sono felici perché appartengono a un mondo immaginato. Ricordare quel mondo, in un momento tragico come questo, è la cosa peggiore.


Melancholia I è un disco elettroacustico, con un’alternanza tra morbidezza e tempeste improvvise. Una ricerca che si manifesta ancora aperta. Quanto ti influenza l’affascinate e voluta incompiutezza di certa musica islandese?
Adoro la musica islandese. I Sigur Rós, i Mùm, Stafraeen Hàkon mi fanno vedere paesaggi, ma anche pelle, palpebre, carezze sulla schiena. Quando suono ho un immaginario simile. Vedo le tastiere come grappoli luminosi, e chitarre e basso come un magma buio. La voce deve essere larga e bianca. Vorrei davvero creare un orizzonte. A volte inserisco qualche rumore, ad esempio Melancholia si interrompe a metà e piove per un minuto. Altre volte basta un riverbero per immergere il pianoforte in uno spazio buio…


Born, per esempio. Sembra richiamarsi alle suggestioni dell’album più visionario dei Sigur Rós: Von. Una parola densa di luce ma calata in una dimensione sonora cupa. Il surrealismo è un tuo codice…
Adoro anche il surrealismo. Vorrei semplicemente che ogni suono, ogni parola, ogni evento nelle mie canzoni avessero lo stesso potere che hanno nei sogni.

Lisa Germano e Daniel Johnston come hanno cominciato ad influenzarti, invece?
Ho tradotto tutti i loro testi, ascoltato tutti i loro dischi. Sono come dei fari. Lisa Germano in particolare. Vorrei essere donna e avere la sua voce. E scrivere con la loro autoironia.

Mi spieghi la struttura ad anello Born - Unborn?
Sì, il disco inizia e finisce con lo stesso brano. Ma nell’ultima traccia ho cancellato la voce. Sparisce quello che ha condotto il disco, fino a quel punto: l’io. Unborn può sembrare una conclusione ineluttabile, un sipario che si chiude su un palcoscenico di morti. Ma anche una liberazione, un ritorno ad uno stato originario. Una ragazza mi ha raccontato che ha ascoltato il disco tutto d’un fiato, in macchina al buio, e alla fine ha provato un senso di pace.

Che influenza hanno l’alchimia, la figura del Faust nella tua musica?
Melancholia I è un titolo che viene dall’alchimia: la malinconia era considerata lo stadio al “nero”, da redimere nell’opus. A parte questo, l’alchimia è un’influenza assolutamente sotterranea nella mia musica, non m’interessa che qualcuno la noti. Ne traggo solo principi per la composizione: maschile/femminile, alto/basso, strutture binarie e ternarie, così via. Sono principi che subiamo culturalmente, o forse inconsciamente, quindi mi affascinano. Ma per l’alchimista, per la figura di Faust, a conti fatti provo antipatia. La sua aspirazione all’assoluto é vorace e distruttiva. Dovendo scegliere, ammiro più i modelli di conoscenza orientali. O il Maestro, che ama Margherita fino alla fine.


Usi la rete in modo discreto ricorrendo a forme di protezione/schermo che hanno un senso, considerando la volgarità quasi assoluta dell’utenza media. Come rapporti internet alla tua musica?
Internet è fondamentale per la mia musica. Grazie a internet ho ascoltatori in Indonesia, a Tokyo, in Belgio, in Francia, nel Minnesota, ad Helsinki… soprattutto ragazze. Evidentemente la mia musica è molto femminile. Detto questo, so che Internet non è altro che i 15 minuti di celebrità di Andy Warhol. È apparenza. Perciò tento di non lasciarmi ingannare, e conversare con tutti quanti per quello che sono: persone. Evito lo spam, troppi annunci e grandi flyer, se posso mando messaggi privati.

Perché non mi piace la parola Indie, la storia dell'uccellino e il falso potere di myspace: intervista per Veryoungtalents

Andrea, finalmente il tuo nuovo disco è uscito... inizia a raccontarci com'è nata l'idea di un disco così..
Da quando ho cominciato a suonare ho pensato che il mio compito era scrivere il disco più triste del mondo. Non so per quale motivo, la tristezza e la bellezza mi sembrano collegate. Forse in virtù della commozione. Comunque, Melancholia I é il mio primo tentativo in questo senso. Racconta una storia d’amore estrema. Ci sono autolesionismo, uccellini feriti, lupi e una promessa per l’eternità. In molti mi stanno scrivendo che lo ascoltano in macchina tutto di fila, piangono, si sentono morire, ma alla fine provano un senso di pace. Ne sono contento. Ma credo sia solo l’inizio per me.


Rispetto al primo disco che cosa è cambiato?
Ho comprato una chitarra elettrica. Ci sono meno ballate psichedeliche, meno pianoforte e più rock. Rock esanime, alla Lisa Germano. Ma con due o tre momenti davvero sul filo del rasoio, come Wolf. E poi un po’ di elettronica, un temporale, e una stella cadente.


Ho trovato molto divertente la descrizione della tua musica: “un funerale registrato in casa per un uccellino morto”...
Spero di non prendermi troppo sul serio. Se della tristezza non cogli il lato tenero, assurdo o perfino comico, è una lagna. Il fatto dell’uccellino, comunque, è vero: trovai questo uccellino ferito in giardino, aveva un filamento rossiccio che usciva fra le penne, e le zampette legate con lo spago. Ero piccolo, rimasi di sasso. Lo portai da mio papà perché lo guarisse, e lui lo portò dal veterinario. Poi non l’ho più rivisto. Mio papà mi ha detto che era volato via.


Mi sembra stia avendo buoni risultati, alla fine sei stato nominato tra i migliori esordi indie dell'anno scorso e quest'anno selezionato da Blow Up per l'Italian Wave Fest.. che aspetti ora?
Cercherò un’etichetta. Far tutto da soli è come svuotare l’oceano con un ditale. È bello, perché crea un rapporto a tu per tu con chi ti ascolta. Ma i media maggiori non ti prendono sul serio. Devi far parte di qualcosa, essere una persona non è abbastanza.


Come pensi sia il mercato indipendente e soprattutto quella che si può definire la scena indipendente?
Mah… molti sembrano avere le Converse e le spillette al posto del cervello. Ragionano solo per tendenze e si fanno influenzare dalle mode. Fai di quelle conversazioni in cui tutti dicono le stesse frasi, fanno gli stessi nomi, e credono di essere indipendenti. Le persone con cui mi trovo meglio sono quelle che non usano mai la parola indie.


Stai facendo un sacco di pubblicità attraverso internet, come pensi che questo mezzo stia modificando musica e rapporti all'interno di essa?
Penso dia ad ognuno di noi un potere enorme. Ma penso sia anche un potere illusorio. È evidente che nessuno è mai diventato né diventerà famoso grazie a myspace. Le storie sui fenomeni usciti da myspace sono, per l’appunto, storie. Create ad hoc da chi intendeva produrli per far credere al pubblico che fossero qualcosa di davvero genuino. È il principio del “anche tu potresti diventare presidente”. Ma è evidentemente falso. Quelli che tirano le fila sono sempre e comunque pochi. Si creeranno nuovi monopoli, forse. Internet è solo il nuovo campo di battaglia.